La Riabilitazione Robotica valutata mediante Analisi del Movimento nel paziente affetto da Stroke

Negli ultimi anni, si è assistito ad un sempre maggiore interesse per l’introduzione di tecnologie robotiche per la riabilitazione di pazienti affetti da stroke.
I dispositivi robotici possono essere più efficaci del trattamento convenzionale nel migliorare le funzioni motorie sia dell’arto superiore che di quello inferiore, poiché aumentano il grado di motivazione e la partecipazione dei pazienti e consentono trattamenti di maggiore intensità (in termini di numero di ripetizioni). Inoltre, i dispositivi robotici consentono un training del cammino maggiormente simmetrico, e un più standardizzato training dell’arto superiore.
Molti studi hanno valutato gli effetti del trattamento robotico nel recupero della funzione dell’arto superiore e di quello inferiore, confrontandoli con quelli di un trattamento convenzionale, i cui risultati sono sintetizzati in due review (rispettivamente, Mehrholz J et al. 2015 e 2017).
La quasi totalità degli studi ha valutato gli effetti del trattamento utilizzando scale cliniche; tuttavia, è importante sottolineare come l’analisi del movimento possa fornire informazioni aggiuntive, di tipo quantitativo, anche in termini di pattern motori, relative ai cambiamenti indotti dal trattamento.
Per questa ragione, abbiamo studiato gli effetti di trattamenti robotici, relativi sia all’arto inferiore che all’arto superiore, confrontandoli con quelli ottenuti mediante un trattamento convenzionale, utilizzando l’analisi del movimento.
Con riferimento all’arto inferiore ed al cammino, abbiamo valutato gli effetti dell’utilizzo di un robot ad end-effector in pazienti con esiti di stroke, sia in fase subacuta che cronica, utilizzando scale cliniche e l’analisi del movimento.
I nostri risultati hanno evidenziato come in pazienti in fase cronica il training robotico del cammino, in aggiunta al trattamento convenzionale, migliora maggiormente l’outcome motorio e funzionale, rispetto al solo trattamento convenzionale.
Sebbene né il trattamento robotico, né il trattamento convenzionale abbiano modificato le strategie compensatorie nei pazienti cronici, il trattamento robotico, fornendo un più intensivo e standardizzato training del cammino, ha migliorato l’endurance del cammino ed ha ridotto la spasticità. Infatti, il training basato sui dispositivi robotici offre al paziente una forma di esercizio più intensivo, ripetitivo ed automatico che più si avvicina ad un cammino fisiologico. In sintesi, il training robot-assistivo migliora la deambulazione, riduce il tono e la stiffness muscolare e migliora il reclutamento muscolare.
Invece, in pazienti affetti da stroke in fase subacuta, entrambi i trattamenti producono effetti importanti sugli outcome motori e funzionali; tuttavia, nel gruppo robotico sono state osservate delle strategie di cammino più fisiologiche ed, in particolare, una diminuzione dell’asimmetria.
Abbiamo ipotizzato che i risultati ottenuti nei pazienti in fase subacuta siano da imputare ad una riorganizzazione corticale (funzionale e anatomo-strutturale) indotta dal trattamento robotico, dovuta ad una maggiore plasticità del cervello.
Anche con riferimento all’arto superiore, l’analisi del movimento può essere di grande aiuto nel misurare in modo quantitativo gli effetti del trattamento, e nel calibrare il trattamento stesso sulla base delle abilità residue del paziente.
Infatti, sebbene sia stato dimostrato che gli indici ottenibili mediante i sistemi robotici siano sensibili, affidabili e correlati con le scale cliniche, essi forniscono principalmente misure relative all’end-effector, e, quindi, alla mano, e non caratterizzano, quindi, i movimenti effettuati dall’intero arto.
Inoltre, spesso i task utilizzati per la valutazione sono i medesimi utilizzati durante il trattamento e questo fa sì che le informazioni relative alla capacità del paziente di generalizzare le abilità acquisite durante il trattamento a movimenti diversi siano limitate.
Invece, il goal di un trattamento riabilitativo dell’arto superiore deve essere il recupero di gesti funzionali e, pertanto, è estremamente importante valutare i miglioramenti del paziente nell’effettuare gesti di vista quotidiana.
Sulla base di quanto detto, in un primo lavoro abbiamo valutato, utilizzando un protocollo cinematico ad-hoc, le strategie motorie utilizzate da pazienti affetti da stroke in fase subacuta per raggiungere un bicchiere e bere da esso.
Questo tipo di task è paradigmatico poiché include due fasi principali: un primo movimento (raggiungere un bicchiere) ed un secondo movimento (portare il bicchiere alla bocca), in cui è richiesta una stretta coordinazione tra arto superiore, tronco e testa, e che è quindi impegnativo per il sistema di controllo motorio, anche in presenza di disabilità lievi.
Confrontando un gruppo di pazienti con stroke ed un gruppo di controllo, abbiamo evidenziato le strategie compensatorie utilizzate dai pazienti per eseguire il task, in termini di ridotta elongazione del braccio e rotazione assiale del tronco, ed aumentata inclinazione in avanti del tronco e movimenti della testa. Inoltre, è stato osservato un aumento del tempo necessario per effettuare il task ed una riduzione della fluidità del movimento nei pazienti con esiti di stroke.
Lo stesso protocollo è stato utilizzato per analizzare gli effetti di un trattamento robotico, utilizzando un dispositivo focalizzato principalmente sui movimenti di spalla, in un gruppo di pazienti affetti da stroke.
Dopo il trattamento, abbiamo trovato che un miglioramento della qualità del movimento, come evidenziato da una riduzione dei tempi ed un aumento della fluidità, ma non un cambiamento delle strategie motorie (sebbene un trend sia stato evidenziato). Questo ci ha portato a supporre che, data la complessità dell’arto superiore, un unico sistema robotico potrebbe non essere sufficiente per trattare questo distretto anatomico in maniera globale.
Per supportare la nostra ipotesi, abbiamo quindi utilizzato il medesimo protocollo per valutare gli effetti di un trattamento robotico, utilizzando un set di quattro dispositivi, ciascuno agente su differenti piani e/o funzioni, confrontandoli con quelli di un trattamento convenzionale, i cui risultati sono attesi per la fine di agosto.

DATE UTILI

  • marzo 2018: Call for Abstracts e apertura iscrizioni
  • 15 maggio 2018: Termine per l’invio degli abstract
  • 31 maggio 2018: Nuovo termine per invio Abstracts!
  • 30 giugno 2018: Comunicazione accettazione abstracts
  • 5 luglio 2018: Nuova data di accettazione abstracts
  • 31 luglio 2018: Termine per le iscrizioni a quota ridotta
  • 21 settembre 2018: Termine ultimo per le iscrizioni
  • 26 settembre 2018: NUOVA DEADLINE PER LE ISCRIZIONI

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